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Il Flauto Magico di Peter Brook

giovedì, marzo 3rd, 2011. Filed under: Spettacoli teatro by Valeria Vitale

Peter Brook, da molti considerato il più grande regista di teatro vivente, e Wolfgang Amadeus Mozart, da molti considerato il più grande compositore mai vissuto: accostare questi due personaggi non può che produrre una piacevole scintilla di attesa.
Il Flauto Magico è una storia archetipica che ha la struttura classica della fiaba di formazione e, di fatti, a una fiaba popolare si ispira. Narra la vicenda del giovane principe Tamino – principe di nome ma non di fatto – che dovrà dimostrare di meritare il suo ruolo di eroe e di essere degno dell’amore della bella Pamina.

Quello in scena al Piccolo Teatro di Milano, però, non è esattamente Il Flauto Magico di Schikaneder e Mozart ma Un Flauto Magico, come recita anche il titolo, quello di Peter Brook.
Banditi tutti i luoghi comuni che da secoli gravano su quest’opera togliendole quella gioiosa freschezza che, invece, sembra emergere così naturalmente dal testo: via i costumi sfarzosi, i simboli alchemici e massonici, le colonne e le piramidi. Sul palco c’è solo la storia. Nuda, semplice, bellissima. Così bella e umana che non ha bisogno di orpelli. La scenografia è costituita esclusivamente da due dozzine di lunghe canne di bambù semoventi, ognuna dotata di un piccolo piedistallo trasparente che le consente di rimanere in piedi. Attraverso questi semplici oggetti, quanto di più vicino a una linea si potesse pensare di portare su di un palcoscenico, i personaggi costruiscono, separano (e di conseguenza oltrepassano) tutti gli ambienti fisici e mentali della storia. La scenografia, infatti, non solo delimita, ad esempio, la gabbia in cui viene imprigionata Pamina ma anche lo spazio – immaginario – che divide ciò che accade sul palco da ciò che i personaggi evocano con le proprie parole e i propri racconti.

Se mettendo in scena Don Giovanni, Brook si era cimentato, con estremo successo, con l’opera completa, lavorando su Il Flauto Magico, invece, il regista inglese apporta numerose modifiche all’opera originale presentando al pubblico un nuovo tipo di racconto.
Il testo è stato scomposto, analizzato e, infine, ricomposto eliminando l’inessenziale: personaggi, scene, situazioni vengono sacrificati, probabilmente, con l’intento di rendere la storia quanto più possibile «pura». Ma sostanziali sono anche le modifiche sul piano musicale.

Questo Flauto Magico, infatti, non è più opera lirica. Brook affida al dialogo, spesso riscritto da lui stesso, una parte consistente della narrazione. Gli artisti, tutti di buon livello, non sono accompagnati da un’orchestra ma da un pianoforte solo. È difficile immaginare un’orchestra al completo schierata nel teatro Streheler. Ma, a dire il vero, a volte è un po’ difficile anche immaginare la storia de  Il Flauto Magico senza udire la musica di Mozart con tutte le sue sfumature.

L’adattamento è ottimo, l’esecutore eccellente. Ma, in una storia in cui tanto del racconto è affidato proprio alla musica, operare una tale decurtazione si rivela, a mio parere, una scelta poco felice che in certi momenti sembra persino ledere la chiarezza della narrazione.
Ma al di là della perplessità musicale, questo Flauto Magico conquista il pubblico con le sue soluzioni sceniche semplici, efficaci, eleganti.
Splendida, narrativamente e visivamente, l’immagine del Flauto Magico così come lo concepisce Brook, elemento sovrannaturale, quasi dotato di vita propria tanto che nessuno dei personaggi, nemmeno gli spiriti, possono toccarlo. Esso suona da sé,  sospeso e fluttuante, spandendo il suo incantesimo tra i personaggi e tra il pubblico. Del resto il Flauto Magico è un interessante oggetto da trovare all’interno di una fiaba. Esso, infatti, non ha nessun potere evidente. Non sconfigge nemici, non dona invisibilità, non trasporta da un luogo all’altro. Esso suona e basta. Suona la splendida musica di Mozart. È questa la sua magia: la capacità di rasserenare e ispirare, lenire il dolore ed esaltare la gioia; la capacità della musica e dell’arte di elevarci e di renderci migliori.

Piccolo Teatro Strehler
dal 24 febbraio al 19 marzo 2011
Un flauto magico
da Wolfgang Amadeus Mozart
liberamente adattato da Peter Brook, Franck Krawczyk e Marie-Hélène Estienne
regia Peter Brook
luci Philippe Vialatte
al pianoforte Franck Krawczyk (dal 22 febbraio al 6 marzo), Matan Porat (dall’8 al 19 marzo)
con (in alternanza) Dima Bawab, Malia Bendi-Merad, Leila Benhamza, Luc Bertin-Hugault, Patrick Bolleire, Jean-Christophe Born, Raphaël Brémard, Thomas Dolié, Antonio Figueroa, Virgile Frannais, Betsabée Haas, Matthew Morris, Agnieszka Slawinska, Adrian Strooper, Jeanne Zaepffel
attori William Nadylam, Abdou Ouologuem
una coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord, Paris; Festival d’Automne à Paris; Attiki Cultural Society, Atene; Musikfest, Brema, Théâtre de Caen, Caen; MC2, Grenoble; barbican, Londra; Grand Théâtre, Lussemburgo; Lincoln Center Festival, New York produttore delegato: C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord, Paris

Durata: 1h 40′ circa

Il sito del Piccolo Teatro di Milano

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