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Topolino passa al digitale

lunedì, marzo 29th, 2010. Filed under: fumetti Libri new-media Periscopio by AtlantideZine

Da bambina accoglievo ogni nuovo numero di Topolino con un entusiasmo difficile da descrivere. Centellinavo le storie, le intervallavo con le rubriche; iniziavo con le avventure di Topolino per conservare come ultimo boccone più gustoso quelle di Paperino. Conservo ancora le copie di quei fumetti, come credo facciano gran parte dei miei coetanei, la cosiddetta generazione degli immigrati digitali; per queste ragioni sentimentali ero scettica nei confronti della migrazione dei fumetti dalla carta al digitale grazie al software Disney Digicomics per iPhone e iPod Touch.

Ci serviva qualcuno esperto nel campo perché ci raccontasse quando è nata l’idea, in cosa consista e come sia stata accolta dai lettori di fumetti. Ci siamo rivolti a Dario Di Zanni: ex studioso, oggi semplice appassionato e manovale dei mass-media, lavora per Disney Publishing Worldwide come responsabile della business unit new media. Si diletta con i viaggi (di lavoro), la cucina (e si vede) e la sua Micia.


D: Cosa rappresenta oggi l’editoria cartacea all’interno del panorama mediale?

R: Il fenomeno più evidente nello scenario dei media è il radicale cambiamento nella dieta mediale degli individui, indipendentemente dalla loro fascia di età e, anche se con qualche complicazione, di reddito. È sotto gli occhi di tutti come i media digitali – online e mobile – abbiano acquisito un rilievo predominante, affiancandosi alla TV come medium più “fruito”. In questo rinnovato contesto, l’editoria cartacea non è stata nè più lenta nè più veloce degli altri media ad adeguarsi. Il sistema ha temporeggiato. Neanche troppo stranamente visti alcuni precedenti storici, il “sistema” ha accelerato, o forse ha capito quanto fosse necessario accelelerare, solo negli ultimi mesi, in particolare in coincidenza con l’annuncio ufficiale da parte di Apple dell’iPad: grande speranza o grande minaccia, gli editori hanno colto come questo sia stato un momento chiave nella storia del settore. A tutto ciò si deve aggiungere come questo fenomeno dirompente sia stato sicuramente ingigantito dalla crisi economica globale, che ha reso esponenziale l’effetto socio-culturale. Dovendo provare a prevedere cosa succederà nei prossimi anni, si può prevedere come il cambiamento più grande avverrà a livello di canali distributivi, non a livello di linguaggio o di prodotto culturale.

D: C’è qualche peculiarità dell’editoria per ragazzi all’interno di questa visione?

R: Indubbiamente si: i ragazzi oggi fanno parte della categoria così detta dei “nativi digitali”, per cui quella fascia di utenza probabilmente accede ai contenuti editoriali direttamente tramite media digitali, il che significa che loro oggi rappresentano realisticamente quello che la società e l’editoria saranno tra 10 anni. I linguaggi e i prodotti vivranno, ma i media tradizionali rimarranno prodotti – o canali per seguire il filo seguito sinora – di nicchia.

D: Inseriti in questo scenario, come vede rappresentati i fumetti?

R: I fumetti sono vivi e vegeti sotto entrambi i punti di vista. Come linguaggio, il fumetto ha goduto negli ultimi anni di un successo e di un rifiorire obbiettivamente inaspettati, guidato prevalentemente dal “traino” e dalla domanda generata da un medium in crisi di risultati, il cinema.
Il fumetto è diventato un bacino inestimabile di properties che permettevano uno sfruttamento commerciale su più categorie (il cinema, l’home video, i consumer products, l’editoria cartacea e digitale). Come prodotto, il fumetto si è prestato, per una evidente affinità di target, al trattamento “digitale”, e ciò ha generato alcuni interessanti esperimenti o lanci di prodotti sulla “linea di confine” tra tradizione ed innovazione

D: Che impatto hanno avuto i media digital sul prodotto “fumetto” e sul business del fumetto?

R: Al momento l’impatto non è stato di grandi proporzioni, certamente inferiore rispetto a quanto ha impattato la crisi globale. Come business siamo probabilmente al giro di boa e il prossimo anno risponderà a questa domanda, come linguaggio ci sono sempre più formati “ibridi” (si pensi a Zuda) che ci fanno intravedere il prossimo futuro. In ogni caso tutti o quasi i grandi player si sono mossi in modo più o meno stragico. Ora tutti sono alla finestra e cercano di non fare il passo più lungo della gamba, soprattutto sugli investimenti.

D: Cosa pensa succederà in questo campo nei prossimi 1 – 3 – 5 anni?

R: Nel prossimo anno si capirà se il digital ha impatto come modello di business e si chiariranno alcuni aspetti della tecnologia come driver del cambiamento. Nei prossimi 3 anni si vedranno effetti più ampi sui linguaggi. Nei prossimi 5 anni, il combinato disposto dei due fenomeni ci dirà che tipo di futuro attende il publishing da ogni punto di vista.

D: iPad e gli altri eReader cosa sono: un’ennesima minaccia o un’opportunità?

R: Un’opportunità, ma solo se gli editori capiranno che non è la tecnologia che cambia il prodotto, ma le esigenze dei lettori. La tecnologia può abilitare/ostacolare il cambiamento dei linguaggi e della distribuzione, difficilmente guidarli.

D: Le storie proposte sulla piattaforma Digicomics sono quelle classiche della tradizione Disney o sono realizzate su misura per il nuovo supporto?

R: Al momento Disney Digicomics è un prodotto che cerca di lavorare sul patrimonio di prodotto esistente, cercando una trasposizione molto fedele all’originale e sfruttando i nuovi media come canale distributivo. Nel futuro indubbiamente si inizierà a creare prodotto ad hoc per i nuovi media: potrà essere prodotto originale per i media digitali, o piuttosto si tratterà di alterazioni ai processi editoriali e di gestione dei materiali affinchè il prodotto sia nativamente “transmedia”.

D: I personaggi dei fumetti sono da sempre multimediali, nel senso che hanno spesso fatto il salto dalle pagine agli schermi. Come affrontano il salto inverso? Si adatteranno ai display di iPhone, Psp, Nintendo ds ecc.?

R: Per ciò che riguarda Disney, data la natura di Digicomics, al momento non c’è stato un grande cambiamento. Paradossalmente, per la scelta fatta da Disney, più che sui personaggi l’effetto della trasposizione digitale si è sentito sugli “spazi bianchi” tra le vignette, sulle interpolazioni di senso che ogni lettore fa quando legge un fumetto. La bellezza e il mistero del fumetto risiede molto in quel percorso di co-costruzione del senso tra autore e lettore che risiede proprio negli interstizi tra vignetta e vignetta. Su questo aspetto il digitale ha avuto un’influenza particolarmente significativa: la lettura digitale è in questo senso ancor più ricca, flessibile e “misteriosa” di quella fatta tradizionalmente su carta!

Enjoy it!

(intervista a cura di Barbara Ferraro)

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