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storia d’amore

LE RELAZIONI PERICOLOSE

su Culto/Erotici da

Titolo originale: Dangerous Liaisons
Anno e paese: USA-Gran Bretagna, 1988
Regia di: Stephen Frears
Scritto da: Christopher Hampton
Cast: Glenn Close, John Malkovich, Michelle Pfeiffer

Sull’affascinante sfondo della Francia del Diciottesimo secolo, si alternano le vicende della gelida, calcolatrice Marchesa de Merteuil (una strepitosa, sublime Glenn Close) e del libertino e dissoluto Visconte di Valmont (John Malkovich), due noti membri dell’aristocrazia parigina che, annoiati dalla loro quotidianità e privi di percezione dei problemi del ceto più povero, conducono esistenze sregolate governate da un solo obbiettivo: la ricerca del piacere, ad ogni costo.

Se questo piacere si riduce per Valmont al semplice atto di conquista di questa o quella bellezza femminile (il Visconte è il tipico Dongiovanni, e colleziona amanti come fossero francobolli, facendo ben poca differenza fra signore della buona società e cortigiane, sebbene si pregi di accettare la sfida del corteggiamento solo quando si preannuncia davvero ardua), per la Marchesa di Merteuil la faccenda è ben più complessa: inserita da anni (fin da ragazzina) nel circo di falsità e raggiri dell’alta società, una volta diventata vedova la Marchesa ha giurato che non si sarebbe mai più lasciata dominare da un uomo, ed ha votato la sua intera esistenza alla ricerca del piacere nella sua forma più crudele, quella che si manifesta nella prevaricazione dei più deboli, di coloro che giudica sciocchi, o troppo giovani, o di coloro i quali mostrano un attaccamento all’onestà e al pudore che la Marchesa giudica ridicolo, fonte di estremo divertimento.

Insieme, talvolta in combutta, talvolta l’uno contro l’altro, i due aristocratici passano dei mesi manipolando e distruggendo le vite di coloro che li circondano, tutto in nome di un crudele gioco che parte come semplice passatempo, per poi trasformarsi, lentamente ma inesorabilmente, in tragedia: la Marchesa chiede al Visconte di compromettere la casta promessa sposa del suo ex amante, per vendicarsi dall’essere stata abbandonata, ma il Visconte, ritenendo la sfida troppo semplice, si dedica allo stesso tempo a tentare l’assedio della morigerata e fedelissima Madame de Tourvel (una Michelle Pfeiffer di una purezza e di una innocenza abbaglianti), riuscendo dopo mesi di vani tentativi a costringerla a capitolare. Innamoratosi di lei, sembra aver dimenticato la passione che lo legava alla Marchesa, e lei, profondamente innamorata di lui e allo stesso tempo carica di rancore nei suoi confronti, in quanto unico uomo dal quale non possa fare a meno di sentirsi dominata, lo istiga a lasciarla, spezzandole il cuore, offrendo in palio una notte d’amore con lei. Il Visconte, ossessionato dalla Marchesa, ex amante mai del tutto dimenticata, accetta, riducendo Madame de Tourvel in fin di vita dal dolore e finendo a sua volta ucciso nel corso di un duello quando la sua relazione illecita con la giovane Cécile (una giovanissima Uma Thurman), la ragazza che la Marchesa gli aveva ordinato di corrompere, viene alla luce.

La pellicola di Stephen Frears, sontuoso e spettacolare adattamento dell’omonimo romanzo epistolare settecentesco di Choderlos de Laclos, considerato uno dei capolavori della letteratura francese, pur se datata narra una storia sempre attuale, al punto da essere stata ripresa anche in chiave moderna dal regista Roger Kumble con il suo Cruel intentions, datato 1999. Sebbene ad una prima, distratta visione possa sembrare che il cuore della narrazione sia la storia fra Valmont e Madame de Tourvel, e il modo in cui l’amore di lei riesce a far breccia nell’animo e nel cuore del libertino, trasformandolo, il vero centro della pellicola è rappresentato dal rapporto perverso di odio e amore che lega indissolubilmente la Marchesa de Merteuil e il Visconte di Valmont: i due, entrambi figure dominanti ed entrambi ugualmente dominati dalle loro sfrenate passioni, continuano a sfidarsi l’un l’altra nel tentativo di sconfiggersi a vicenda, convinti che solo così possano riconquistare il rapporto che li aveva legati anni prima. Prova ne sia il fatto che Valmont si arrende al duello (e alla morte) solo quando comprende che la Marchesa non ha fatto che manipolarlo, e che non ha mai avuto intenzione di concederglisi nuovamente, e che l’unico momento di umanità al quale assistiamo per quanto riguarda la Marchesa è il momento in cui riceve la notizia della morte di Valmont, e si abbandona al suo dolore, urlando disperatamente e distruggendo la stanza nella quale si trova per sfogare la sua sofferenza.

Frears, mantenendo intatto lo spirito del libro pur ampliandone la storia, soprattutto in termini di prospettive della narrazione, non racconta una storia d’amore e di redenzione, ma una storia d’amore trasformatasi in odio, una storia di ossessione, di prevaricazione, la storia di una guerra senza vincitori, che a quasi trent’anni dall’uscita nelle sale resta attualissima e avvincente nella sua elegante crudeltà.

Il tutto, impreziosito da un cast stellare, costumi strepitosi e location suggestive e affascinanti, contribuisce a rendere Le relazioni pericolose un film straordinario, da guardare e riguardare, senza mai stancarsi.

LEGAMI!

su Erotici/Indie da

Titolo originale: ¡Átame!
Anno e paese: Spagna, 1990
Regia di: Pedro Almodóvar
Scritto da: Pedro Almodóvar, Yuyi Beringola
Cast: Victoria Abril, Antonio Banderas, Loles León

Il giovane Ricky, solo al mondo e con niente in tasca, è appena stato rilasciato dalla clinica psichiatrica presso la quale ha soggiornato fino ad oggi, e tutto quello che vuole è ritrovare Marina, ex attrice pornografica e tossicomane, da lui incontrata durante una delle sue numerose fughe un anno prima, e della quale si è perdutamente innamorato, per convincerla ad amarlo, a sposarlo e a diventare la madre dei suoi futuri figli. Per questo motivo, dopo averla rintracciata sul set del film horror che sta girando adesso, la rapisce, tenendola sequestrata in casa propria, costantemente ammanettata, legata al letto e imbavagliata, nella speranza che, conoscendolo a fondo, Marina possa imparare ad amarlo come lui ama lei, dello stesso amore folle, ossessivo e devoto che lui ha nutrito per lei fin da quando l’ha incontrata.

All’inizio, per ovvi motivi, sembra che Ricky non abbia alcuna speranza con la bellissima, sensuale Marina, ma man mano che i giorni passano, che il loro rapporto si fa più intimo, che la loro assurda convivenza forzata si trasforma in un’ancora più assurda routine domestica, fatta di serate con cena davanti alla tv, di notti passate l’uno a fianco dell’altra nel letto e, soprattutto, delle svariate scorribande di Ricky nel mondo esterno per procurarsi le droghe e le medicine di cui Marina ha bisogno, qualcosa fra i due comincia a cambiare. Marina, trascinata dalla situazione, dall’atmosfera, dall’innocenza irragionevole negli occhi di Ricky (interpretato da Antonio Banderas, già alla sua quarta prova attoriale sotto la mano esperta di Almodóvar, che per primo lo scoprì nel 1982 con Labirinto di passioni), dalla sua inaspettata gentilezza ma anche dalla sua bruciante, ossessiva passione, si riscopre innamorata del suo carceriere, e fra i due sboccia un sentimento incomprensibile, che perfino Marina stessa è incapace di spiegare razionalmente. Tutto quello che sa è che è innamorata di Ricky, e malgrado desideri ancora la sua libertà e riesca, alla fine, a riconquistarla, deciderà di tornare ancora una volta fra le sue braccia, da donna libera e consapevole, per instaurare una relazione con lui.

Giocoso e scanzonato, il affronta il tema dell’ossessione, caro ad Almodóvar, da una prospettiva originale e irriverente, perfino divertente, che neanche per un secondo si maschera dietro false pretese di politically correct e, fin dall’inizio, racconta una storia assurda, dagli assurdi colpi di scena e dall’ancora più assurdo finale, senza mai giustificarsi, senza mai provare a moderarsi: tutto, in Légami!, è esagerato, chiassoso, squillante, dalla recitazione (il Ricky di Banderas parla continuamente con se stesso, anche quando è solo sulla scena, o in presenza della Marina di Victoria Abril addormentata, come fosse una precisa scelta stilistica, sia della regia che della sceneggiatura, quella di non lasciare neanche uno spazio vuoto, neanche un istante di silenzio, neanche un secondo allo spettatore per fermarsi a riflettere sull’assurdità quasi ridicola di quello che sta vedendo), ai colori, ai costumi, alle numerose inquadrature prive di veli e pudore che indugiano sul corpo della splendida Victoria Abril, e su quello tonico e spesso e volentieri coperto di ferite di Banderas.

Un altro regista, qualcuno con più remore, con più scrupoli etici di Almodóvar, ci avrebbe pensato due volte prima di concedere un finale così allegro, così moralmente sbagliato ad una pellicola che, in buona sostanza, parla di abuso, di violenza, di reclusione, di malattie mentali e dei devastanti effetti sulla psiche che la combinazione di tutte queste cose può avere su una persona fino a un momento prima moderatamente sana e responsabile, ma Almodóvar non è quel tipo di regista, non è il tipo di regista che rinuncia al finale giusto per una storia solo perché i perbenisti potrebbero condannarlo. Quella di Légami!, pur se decisamente fuori dagli schemi, è e resta una storia d’amore: deviata e insalubre, senza dubbio, ma comunque amore. E l’amore, in tutte le sue forme, Almodóvar non lo condanna, lo celebra.

Perfino in questo caso.

ZACK & MIRI – AMORE A… PRIMO SESSO

su Culto da

Titolo originale: Zack and Miri Make a Porno
Anno d’uscita: 2008, USA
Regia di: Kevin Smith
Scritto da: Kevin Smith
Cast: Seth Rogen, Elizabeth Banks, Craig Robinson

Consulto il Kamasutra, ma alla lettera “t” non trovo nessuna tecnica erotica con il nome di “Timone olandese”. Allora mi chiedo come sia venuta in mente all’autore, o se non l’ha inventata, in che genere di occasione l’abbia scoperta.
Si dice che un buon film è tale se dopo la visione ti lascia riflettere su qualcosa, e questa è stata la riflessione che ha scatenato in me, ma non credo sia il metro di giudizio più adatto per valutare “Zack & Miri amore a… primo sesso” (Titolo originale: “Zack and Miri Make a Porn”).

Breve presentazione:
“Z&M” è una commedia sentimentale, di una comicità spinta, che prende piede in una fredda cittadina di provincia americana, popolata interamente da personaggi eccentrici che concorrono a creare un mondo in cui è credibile ognuno dei momenti comici.
E’ interpretata da una bella Elisabeth Banks (Miri) e dal sempre spassoso Seth Roger (Zack).
Il film si sviluppa attorno alla realizzazione da parte di Zack di un film porno gratis. E’ questo lo spunto di gran parte delle gag ed è anche il pretesto narrativo che permetterà ai due protagonisti, inizialmente solo amici, di fare sesso.
In tale contesto, secondo il classico schema da commedia romantica: innamoramento, rottura e ricongiunzione, si sviluppa la loro storia d’amore, che appare però forzata e marginale.

Per renderla più fruibile presento la recensione divisa in cinque punti:
1. Trama;
2. Cosa funziona;
3. Cosa non funziona;
4. Perché vederlo;
5. Considerazioni finali.

Ma prima una veloce considerazione iniziale.

Considerazione iniziale
Kevin Smith regista, sceneggiatore, montatore, amante di fumenti (e probabilmente anche di porno) all’inizio della sua carriera acquista subito fama con “Clerks” (Commessi), film indipendente dal perverso, ma fantastico, senso comico, in cui Smith crea dei personaggi folli perfettamente coerenti all’assurdo mondo che delinea poco a poco. Perché questa premessa? Perché pone l’accento su due cose: la prima è che questo regista sa come creare un mondo incredibile e credibile allo stesso tempo; e la seconda è che il suo senso del comico spesso si accompagna allo sconcertante.
Non è esattamente il caso di “Miri e Zack”, ma questo vi preparerà ad alcuni momenti esilaranti e allo stesso momento sconcertanti, dosati però molto bene, almeno per coloro i quali hanno simpatia per un po’ (anche più di un po’) di sana volgarità.

1. Trama
Lui: commesso nella metà dei trenta, simpaticamente sboccato e con problemi nel gestire i soldi. Lei: praticamente identica, ma al femminile e attraente.
I due dividono lo stesso appartamento per motivi economici, ma sebbene sembrino fatti l’uno per l’altra, sono solo due amici che si conoscono da una vita.
Quando i loro problemi economici li costringono senza luce, acqua e riscaldamento, per risollevarsi dalla situazione di ristrettezza, decidono di girare un film porno, contando sul fatto che almeno i loro vecchi compagni di scuola lo comprerebbero.
Purtroppo il primo tentativo fallisce. Ma Zack non si arrende e prova una seconda volta con una nuova idea.
Durante le riprese i protagonisti si scontrano con l’evidenza che si stanno innamorando l’uno dell’altra. Così dopo aver affrontato un temporaneo allontanamento dovuto a un’incomprensione, Zack e Miri si chiariranno e troveranno un modo per far soldi con un ingegnoso business.

2. Cosa funziona
L’interpretazione degli attori, quella di lui, divertente in ogni momento; e quella di lei, naturale e talmente buona da rendere assolutamente credibile che una bellissima donna come è Miri possa innamorarsi di un Zack sovrappeso e spesso repellente.
Le gag, indubbiamente il punto di forza del film, quelle che nascono da situazioni imbarazzanti, quelle eccessive e quelle sui cliché del porno e dell’omosessualità maschile.
Il ritmo, ben dosato e sostenuto dalle gag.
Il mondo folle in cui si trovano i folli personaggi.

3. Cosa non funziona
La storia d’amore è la vera nota stonata del film, infatti i toni seri che si sforza di assumere cozzano con il mondo che ha la sua forza proprio nella totale mancanza di serietà. Inoltre la supposta trepidazione con cui lo spettatore dovrebbe aspettare la scena di sesso tra Zack e Miri, quasi non esiste, surclassata dalla meglio costruita porzione comica.
L’ “Americanità” di alcune gag, come quelle riferite ai neri o presenti nei giochi di parole, non arriva a un pubblico internazionale.
Alcune azioni rappresentano delle forzature nei personaggi di sostegno a favore della storia d’amore.
In fine, alcuni personaggi di supporto potevano forse avere una ragion d’essere che non si esaurisse in una singola gag.

4. Perché vederlo
Lo scopo di una commedia è far ridere e questa ci riesce. La sorpresa dei punch sconcertanti di alcune gag e il tono definito dai personaggi, risolleveranno le sorti di una noiosa serata pizza e film. Inoltre scoprirete cos’è il “Timone olandese”.

5. Considerazioni finali
“Zack & Miri – Amore a primo sesso” è una commedia divertente, da non vedere in famiglia, ma con gli amici, per un’ora e quaranta di risate in un film dal ritmo godibilissimo, diretto e interpretato molto bene.

Voto IMDB: 6,6
Voto Personale: 7

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