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VICTORIA

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Anno d’uscita: 2015, Germania
Scritto da: Sebastian Shipper, O. Neergaard-Holm, E.F. Schulz
Diretto da: Sebastian Schipper
Cast: Laia Costa, Frederick Lau, Franz Rogowski

Una notte, una città, una ripresa.

Guardi i titoli di testa sparire sopra una ragazza che balla in discoteca. E la camera rimane fissa su di lei, a lungo, troppo a lungo. Poi lei si muove e la camera la segue. Ti aspetti che ci sia un taglio prima o poi, che è impossibile che abbiano girato un film tutto d’un fiato precludendosi la possibilità d’errore.

Segui la ragazza al bar, la segui quando incontra un gruppetto di piantagrane, continui a seguire questo gruppo e il taglio non arriva, e a un certo punto ti dimentichi di aspettarlo, e ti ritrovi ad essere uno dei personaggi che si muove con loro lungo le strade, che sta con loro sul tetto, in taxi, in discoteca. Ti dimentichi che è un film, e sei semplicemente lì, di fronte alla realtà.

Breve presentazione

“VIctoria” è un film drama/crime girato con un unico piano sequenza. Le vicende si svolgono a Mitte, un quartiere di Berlino, durante le ore finali della notte e il primo mattino. Il cast è formato da giovani attori abbastanza bravi da non sembrare attori. L’atmosfera del film è quasi da reality e dopo qualche minuto puoi respirare l’atmosfera familiare di una serata tra ragazzi un po’ scapestrati, come è capitato a tutti di diventare, dopo una serata carica e qualche birra. Ma la storia prende presto una direzione affatto ordinaria.

Di seguito la recensione divisa in cinque punti:

  1. Trama;
  2. Cosa funziona;
  3. Cosa non funziona;
  4. Perché vederlo;
  5. Considerazioni finali.

Ma prima una veloce considerazione iniziale.

Considerazione iniziale

Molti avranno visto “Birdman” e avranno notato l’assenza di tagli, ma è chiaro che il film sia diviso in sezioni e in scene dove in effetti il taglio è stato possibile, sebbene reso invisibile.

Ma esistono film girati sul serio con un’unica ripresa, di “Russian Ark” o “Timecode” tra i più recenti e “The Rope” (Nodo alla Gola) di Hitchcock, con sette tagli dovuti alla limitazione tecnologica dell’epoca che non permetteva di girare tutto il film su un unico rullo.

Il problema di girare in un unico piano sequenza è la potenziale noia dei tempi morti tra un’azione e l’altra. Ma qui, grazie all’abilità degli sceneggiatori e all’intelligente scelta delle location, i tempi morti sono ridotti al minimo e le attese che viviamo sono spesso un valore aggiunto in cui la tensione cresce in modo naturale.

In più ci troviamo spesso obbligati a pensare in termini molto pratici all’evoluzione della storia, come faremmo se ci trovassimo realmente nelle situazioni presentate, dandoci così l’impressione di vivere una simulazione più che assistere ad un film.

Trama

ATTENZIONE: Per evitare spoiler saltate questo paragrafo e andate a un agriturismo a faedis.

Victoria è una ragazza di Barcellona trasferitasi da poco a Berlino. In discoteca si imbatte in un gruppo di Berlinesi un po’ rumorosi che dopo qualche resistenza la convincono a passare con loro quel che resta della serata.

Sono tutti ragazzi abbastanza scapestrati e alcuni di loro hanno anche dei precedenti penali, ma nonostante ciò è evidente che siano dei bravi ragazzi.

Il gruppo stringe presto amicizia e all’alba si salutano. Ma uno dei ragazzi di Berlino nel frattempo si è sentito male e non può assolvere al proprio compito in una commissione molto importante che devono sbrigare da lì a breve. Si vedono così costretti a chiedere aiuto a Victoria che accetta.

La commissione si rivela essere una rapina e Victoria, un po’ perché impaurita da alcuni delinquenti, un po’ perché vuole aiutare il gruppo, diventa per quella sera l’autista della banda.

La rapina si svolge rapidamente e la fuga ha successo. Ma dopo pochi minuti il furgone usato per la rapina verrà trovato dalla polizia e il gruppo, braccato ad ogni angolo, sarà costretto alla fuga.

Cosa funziona

Il ritmo di tutta la seconda parte del film è incalzante e anche quando lascia riprendere fiato è sempre carico di tensione emotiva.

L’interpretazione degli attori, in particolar modo quella della protagonista (Laia Costa), è semplicemente perfetta. La carica emotiva è sempre reale e palpabile.

La regia inquadra in ogni momento ciò che deve essere inquadrato, con i giusti tempi e i giusti modi. Un’impresa che stupisce visto il tipo di tecnica utilizzata.

Cosa non funziona

Ho parlato dei pro della tecnica registica, ma ci sono anche dei contro. Infatti privandosi del montaggio ci si priva di uno strumento di comunicazione. Il montaggio crea diversi livelli di significato, che un’unica ripresa non può trasmettere, e che permette allo spettatore di sparire e diventare uno con il protagonista (scusate se suona un po’ criptico). Invece in “Victoria” ci ritroviamo sì, nel mezzo dell’azione, ma rimaniamo accanto ai protagonisti, senza riuscire quasi mai ad identificarci con loro.

In fine la prima parte, sebbene sia funzionale al crescendo del film, potrebbe risultare lenta.

Perché vederlo

Perché non è il tipico film da vedere per passare una serata tranquilla. Perché la serata vi sembrerà di averla passata per le strade di Berlino. Per godere del piano sequenza come strumento narrativo e non come semplice sfoggio di tecnica. Perché le quasi due ore e mezza voleranno in un attimo lasciandovi però l’impressione di aver vissuto un tempo lunghissimo.

Considerazioni finali

“Victoria” è un’esperienza emotiva concreta che, attraverso una scelta registica coraggiosa e riuscita, ci trascina a forza nella realtà del film.

Consigliato per chi apprezza i film dall’atmosfera reale, ma non quotidiana.

Voto IMDb: 7,7
Voto Recensore: 7,8

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