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“Sulle orme della Compagnia dei Giovani” di Fabio Poggiali

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Introduzione:
Giovane, ma già affermato attore teatrale e cinematografico (è stato diretto da registi quali Albertazzi, Cobelli, De Bosio, Falk, Patroni Griffi, Squarzina), Fabio Poggiali, laureato in Storia del Teatro alla Sapienza di Roma, esordisce come saggista teatrale con questo volume che celebra la “Compagnia dei Giovani”. E’ un omaggio sentito quello che l’Autore porge al gruppo teatrale che si è distinto in Italia per aver coniato modalità attoriali e drammaturgiche nuove, diventate modello per generazioni successive. Il testo, con rigore documentale e spigliato piglio critico, ricostruisce il cammino della Compagnia che, in oltre vent’anni di attività (1954-1972) ha riscosso unanimi consensi di pubblico e di critica anche all’estero, realizzando memorabili allestimenti, su cui Poggiali si sofferma ampiamente.

Il libro:
La struttura del testo, validamente articolato, propone un percorso conoscitivo della Compagnia che si fa progressivo sia a livello cronologico sia di intensità critica.
Dopo una sentita prefazione di Luigi Squarzina, Poggiali, attraverso i profili dei singoli componenti della Compagnia, descrive e racconta la nascita del gruppo, per poi analizzarne, nei capitoli successivi, lo stile, il “mito”, le messinscene importanti, fino all’apoteosi di De Lullo regista con una Trilogia pirandelliana. Il testo è corredato di tre interviste: a Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Giuseppe Patroni Griffi; di un interessante e doveroso congedo che “attualizza” l’esempio-modello-guida della Compagnia dei Giovani dando la voce a chi sta insegnando e sta imparando dall’esperienza passata del gruppo storico: Rossella Falk, “maestra” di Poggiali.>>

Un libro importante che racconta il cammino artistico di una compagnia teatrale storica che ha intrattenuto e affascinato per lunghi anni le platee italiane e non solo. Con indimenticabili interpretazioni d’attori che hanno dedicato la vita ad un’arte, la sola, che dal buio genera sogni e suggestioni che restano nella memoria di ognuno di noi.
Desidero inviare a tutti i presenti il mio saluto e rinnovare la mia stima a Rossella Falk, signora del teatro, che oggi come allora continua a regalarci, con uno stile inconfondibile, splendide emozioni. A Lei un cordiale saluto e in bocca al lupo”.

On. Giovanna Melandri, Ministro della cultura e dello spettacolo:
“Sono stati i migliori anni della mia vita” commenta Rossella Falk ricordando l’esperienza della Compagnia dei Giovani, formazione storica del Teatro italiano, da lei vissuta insieme a Giorgio De Lullo, Romolo Valli, Snna Maria Guarnieri, Elsa Albani. Lo fa nella saletta dell’ETI, in occasione della riedizione di un libro intitolato, appunto, “Sulle orme della Compagnia dei Giovani” (ed. Bulzoni) in cui Fabio Poggiali, laureatosi in Storia del Teatro all’Università “La Sapienza”, fissa i momenti più significativi di quella esperienza con l’attenzione dello studioso-ricercatore ma soprattutto con la passione di attore, che dopo diverse esperienze in palcoscenico, in cinema ed in televisione, dal 1991 è stato, ed è, il protagonista maschile degli spettacoli di Rossella Falk” Tonino Scaroni, Il tempo, 17-5-2000

Intervista all’autore Fabio Poggiali:
“L’idea del libro – spiega Poggiali – nasce in seguito alle molteplici esperienze artistiche con Rossella Falk, un rapporto ormai decennale iniziato nel ’90 con Vortice e proseguendo con Parenti terribili, Il treno del latte non si ferma più qui, Boomerang, Anima nera, e ora Le notti bianche. Lavorando al suo fianco ho sentito lo stimolo di documentare in un volume un periodo così florido del teatro italiano durato vent’anni, quello della Compagnia dei Giovani, di cui la Falk è stata cofondatrice con Romolo Valli e Giorgio De Lullo. Di quel glorioso periodo e di quella straordinaria compagnia non esisteva una pubblicazione che raccogliesse i loro spettacoli, così ho deciso di tracciarne un profilo, partendo dal 1954 con l’allestimento del Lorenzaccio di De Musset, fino al 1972, passando attraverso i testi di Patroni Griffi e i grandi capolavori pirandelliani, che segnarono l’apice del successo della compagnia>>. S’appassiona il giovane attore quando parla dei “Giovani”, che non esita a definire <<la Juventus del teatro italiano>>, evocandone nella pagine le trionfali tournée nel mondo <<dall’Europa dell’Est al Sud America>>, la rivalutazione di Pirandello, <<tirandone fuori con gli spettacoli la sua teatralità>>, gli immancabili insegnamenti, tra i quali Poggiali aggiunge in prima persona quelli ricevuti dalla Falk nelle occasioni di lavoro al suo fianco. Il lavoro impiegato per la stesura del libro è stato di circa due anni, mentre per la documentazione e la ricerca, Poggiali dice di essersi appoggiato alla Biblioteca del Burcardo di Roma, al Teatro Eliseo, all’archivio personale di Rossella Falk, tutte fonti indispensabili per il mio lavoro>>. Dice di sé: <<Sono un attore che scrive, un autore teatrante e quando posso mi piace alternare le due attività. L’attività di scrittore m’ha dato ora una bella soddisfazione perché il libro sulla Compagnia dei Giovani è usato come testo d’insegnamento nei dipartimenti artistici di varie università, tra le quali “La Sapienza” di Roma.>>

 

Seconda parte dell’intervista a Rossella Frank

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Riportiamo la seconda parte dell’intervista realizzata nel 2000 a Rossella Frank, nome d’arte di Rosa Antonia Falzacappa, attrice romana scomparsa nel 2013.

6) “La bugiarda” di Diego Fabbri fu il primo grande successo commerciale della compagnia e Fabbri scrisse appositamente per lei il ruolo da protagonista. Che ricordo ha dello spettacolo?

R) Sono sempre stata molto grata a Diego Fabbri, per aver intuito una ragazzaccia romana, spiritosa, spesso comica, impunita, dietro la mia eleganza, il mio apparente distacco, la mia invulnerabilità e drammaticità. Diego infatti, scrisse questa commedia proprio per me e ricordo con gioia i pomeriggi che trascorreva a casa mia, leggendomi pezzi della commedia. Si può dire che nacque come una sonata a quattro mani. Certamente “La bugiarda” fu un grandissimo successo commerciale; la gente in platea si divertiva come raramente ho visto a teatro, tanto che di questa commedia furono allestite tre diverse edizioni a distanza di anni. L’ultima assieme a Stoppa e la Morelli nella compagnia “Associata”.
Con il personaggio de “La bugiarda”, grazie a Diego, ho avuto la possibilità di scoprire veramente quelle qualità di spirito, di ironia, di comicità che fino a quel momento non mi era stato dato di poter dimostrare. Io ho sempre ritenuto e ritengo ancora che siano le doti migliori che posseggo.

7) Patroni Griffi è stato l’autore di tre famose commedie per la compagnia: “D’amore si muore”, “Anima nera”, “Metti, una sera a cena”. Perché oggi, secondo lei, un grande scrittore difficilmente scrive per il teatro?

R) Direi subito che Patroni Griffi, quando ha cominciato a scrivere per il teatro, non era un grande scrittore; aveva solo pubblicato un piccolo romanzo: “Ragazzo di Trastevere”. Riuscì a scrivere bene per il teatro, perché lo amava e lo ama profondamente, come penso che un autore, che si accinga a scrivere per il teatro, debba amarlo. Cioè amarlo vivendolo: dietro le quinte, con gli attori, il regista. Patroni Griffi era molto amico di Giorgio, di Romolo e mio. Aveva assistito alle prove di Visconti, assisteva alle nostre prove, perché è sempre stato un appassionato di teatro.
Scrivere per il teatro, come si sa, è tutt’altra cosa che scrivere un romanzo; tanto è vero che Moravia, che non amava il teatro, pur essendo un grande scrittore, non riuscì mai a scrivere commedie di successo.
Quei pochissimi autori che oggi scrivono per il teatro, non li giudicherei dei grandi scrittori, però degli scrittori di teatro; sulla parola “grande” bisognerebbe glissare.
Scrivere per il teatro, ripeto, è molto difficile e i grandi autori contemporanei, i romanzieri, si vedono raramente a teatro, presumo per scarso interesse e non si dedicano alla scrittura teatrale.
C’è da dire, infine, che il pubblico italiano è più propenso ad andare a vedere una commedia straniera che non una commedia italiana. Il discorso sulla drammaturgia italiana andrebbe comunque visto sotto un altro profilo e cioè che dovrebbero essere i teatri sovvenzionati, gli Stabili, ad occuparsi di allestire testi italiani, in quanto lo Stato finanzia la cultura. Non si può certo pretendere che ad assumere questo rischio economico siano i teatri privati, doverosamente attenti ai bilanci di fine stagione.

8) Oltre ai titolari della “ditta”, molti altri giovani attori, che di volta in volta venivano da voi prescelti, sono divenuti successivamente registi famosi come Luca Ronconi, o attori di successo come Carlo Giuffrè, Umberto Orsini, Paolo Ferrari ed altri. Pensa lei che sia stata una generazione fortunata, la vostra, per il teatro? Oggi è un’attrice affermata, una delle attrici più carismatiche: come vede il teatro italiano e quali differenze rispetto a quel periodo?

R) Sì, una generazione fortunata nel senso che si lavorava con molta tranquillità, senza angoscia: c’era sicurezza nel futuro. Una volta entrati in una compagnia importante, la compagnia andava avanti per anni senza problemi. C’erano molti meno attori in giro. C’era meno teatro, però di qualità superiore, stabile. C’era meno arrivismo e maggiore umiltà. Non c’era la T.V. che, soprattutto negli ultimi decenni, ha contribuito a formare dei falsi miti, dei falsi attori: personaggi che possono raggiungere in poco tempo delle vette incredibili nell’immaginario collettivo e poi, altrettanto rapidamente, precipitare nel dimenticatoio.
Allora, se un attore o un’attrice interpretava un personaggio importante come “Amleto” o “Hedda Gabler”, era soltanto per vera bravura. Non era per caso. Oggi, e da tempo ormai, da anni, soltanto a Roma ci sono all’incirca settanta teatri; in genere dei piccoli teatri dove tutti gli attori pensano, con una certa presunzione, di fare dei grandi personaggi e magari ci riescono pure. Dicono: <<Ho fatto “Romeo”, ho fatto “Amleto”, ho fatto “La Signora dalle Camelie”>>. Ma bisognerebbe chiedere loro chi li ha visti, a chi hanno raccontato la loro storia, a che livello è stato allestito lo spettacolo. Tra l’altro il pubblico, ogni anno, diminuisce invece di aumentare e di conseguenza ci sono molti spettacoli inutili.

9) Cosa consiglierebbe invece a dei giovani attori di talento che volessero proseguire sulle orme da voi tracciate?

R) Negli ultimi anni sono nate molte scuole di recitazione, che sono sorte soltanto perché sovvenzionate e direi anche malamente. Sotto la voce “cultura” hanno contribuito a creare degli spostati, degli illusi. Bisognerebbe essere coscienti che l’Italia non è stato mai un paese culturalmente preparato al teatro. Non ha mai avuto una vera tradizione teatrale ed i grandi autori si contano sulle punte delle dita. Nelle scuole italiane, inoltre, c’è una grave mancanza di preparazione dei giovani al teatro. Esso è scarsamente preso in considerazione; gli studenti nei licei e nelle università ignorano la disciplina teatrale, mentre, per esempio, nei paesi anglosassoni, ci sono scuole di recitazione adeguate nei college ed efficienti teatri universitari.
A ciò si aggiunga la carente informazione giornalistica e pubblicitaria, riguardante il mondo del teatro, riportata dalla stampa. La televisione, sia pubblica che privata, infine, sembra proprio abbia deciso di non occuparsene, se non saltuariamente.
Non vedo un futuro molto allegro, anche se bisogna pensare che nel momento in cui sto parlando, la situazione generale in Italia e nel mondo non è certo tra le più rassicuranti. Questo non deve certo scoraggiare dei giovani attori o delle giovani attrici che sono divorati da questa passione, che del resto è insopprimibile; perciò bisogna andare avanti, essere umili, essere tenaci, ascoltare i consigli che ti provengono dalle persone che hanno avuto un passato teatrale di un certo livello e se le qualità ci sono veramente, in qualche modo verranno fuori. Non ho mai creduto ai talenti nascosti e ai geni incompresi. Per cui ai giovani direi: coraggio!

 

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