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LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

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Anno d’uscita: 2015, Italia
Scritto da: Nicola Guaglione
Diretto da: Gabriele Mainetti
Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli

IronMan, Captain America, Thor, Wolverine, Lanterna Verde, Green Hornet, L’uomo Ragno, L’uomo Pipistrello, L’uomo Formica, Avengers, Guardiani della Galassia, I Fantastici Quattro, X-men, ma anche Hancock, Mad Max, Deadpool, e molti, molti altri con almeno tre quattro sequel ognuno.
Film che vediamo ormai da anni e che non è raro ci annoino a dispetto dei fantamiliardi spesi per la loro realizzazione.
E quando la nausea per i supereroi ha ormai superato il limite da un pezzo, esce un film italiano, su un super eroe italiano: “Lo chiamavano Jeeg Robot”.
Il regista aveva girato qualche anno prima un cortometraggio intitolato “TigerBoy”, su un ragazzino che ispirato da un wrestel Romano chiamato “Il Tigre” riesce ad uscire da una orribile situazione.
Alla radio a proposito di “Lo chiamavano JR” questo regista dice: “sapevo come far funzionare questa cosa”, e aveva ragione.

Breve presentazione
Lo chiamavano Jeeg Robot è un film d’avventura supereroistico, che usa questo genere senza scopiazzare il fare americano o cercare di ricalcare i modi da fumetto. Infatti carpita l’essenza del genere la applica al quotidiano di un uomo qualsiasi della periferia Romana e la sviluppa in modo coerente e realistico. Un degno comic movie apprezzato da critica e pubblico.

Di seguito la recensione divisa in cinque punti:
1. Trama;
2. Cosa funziona;
3. Cosa non funziona;
4. Perché vederlo;
5. Considerazioni finali.

Ma prima una veloce considerazione iniziale.

Considerazione iniziale
Vedere dei film italiani di buon livello e capaci di intrattenere non capita molto spesso.
E’ risaputo che il livello medio dei film del bel paese è molto basso e quando mi chiedono una valutazione su un film italiano mi accorgo di usare un metro di giudizio diverso rispetto a quello che uso per quelli non nazionali. Ma in questo caso se dovessi usare il “metro italiano” dovrei dare una valutazione vicina al dieci, quindi ritengo più appropriato usare il severo metro di giudizio che utilizzo per il resto dei film del pianeta.

Trama
Enzo Ceccotti scappa lungo la riva del Tevere inseguito da qualcuno con brutte intenzioni. Riesce a trovare scampo immergendosi nelle sporche acque del fiume, ma scivolando su dei barili di rifiuti tossici abbandonati in acqua, rischia di annegare. Proprio da questo incidente otterrà una forza sovraumana e un corpo super resistente.
Inizialmente utilizza queste capacità impiegandole per le sue personali attività criminali, ma la compagnia quasi obbligata di Alessia, la figlia di un inquilino del suo palazzo, lo coinvolgerà negli affari di un folle criminale chiamato “Lo Zingaro”. Questa avventura lo porterà a riacquistare fiducia nell’umanità e ad accettare il suo ruolo da eroe.

Cosa funziona
La struttura del genere è pulita e calata perfettamente nel contesto della odierna Roma di periferia.
La tecnica registica è buona, riesce in qualche acrobazia e osa soluzioni molto riuscite.
Il linguaggio curatissimo dei personaggi è perfettamente naturale.
L’interpretazione di Luca Marinelli (Lo Zingaro) svetta su tutti alzando il livello già alto delle performance attoriali.
Il ritmo veloce non annoia un attimo.
I personaggi sono coerenti.
Il comparto tecnico e le scelte di produzione consegnano un prodotto ottimo.

Cosa non funziona
Ma esistono anche dei problemi, per la maggior parte di scrittura, sebbene vada riconosciuto che la scrittura era proprio il nodo più critico e che è riuscita nell’impresa della trasposizione di un genere quasi completamente estraneo all’Italia.
Sebbene si sia fatto molto in tal senso qualche scena rimane molto più godibile per un pubblico Romano che conosce i luoghi delle scene, rispetto a uno spettatore generico.
La motivazione dell’antagonista poteva essere più definita e profonda così come poteva esserlo il suo “obbiettivo malvagio”.
La chiamata all’eroismo appare leggermente forzata.
E in generale si avverte una certa mancanza di empatia verso il protagonista di cui ci viene rivelato troppo poco.

Perché vederlo
Perché è un buon film. Perché i momenti drammatici e quelli comici sono perfettamente dosati e mai fuori luogo. Perché è entusiasmante vedere luoghi che ci appartengono calati in una atmosfera così diversa. Per l’interpretazione di Luca Marinelli e per quella di Ilenia Pastorelli.
Perché non ve ne pentirete.

Considerazioni finali
Lo chiamavano Jeeg Robot è un buon prodotto di intrattenimento, consigliato non solo per gli amanti del genere supereroistico, ma anche per chi ha un debole per l’ambientazione criminale e per chiunque voglia godersi un film italiano senza rimanerne deluso.

Voto IMDb: 7,8
Voto Recensore: 6,8

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