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Seconda parte dell’intervista a Rossella Frank

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Riportiamo la seconda parte dell’intervista realizzata nel 2000 a Rossella Frank, nome d’arte di Rosa Antonia Falzacappa, attrice romana scomparsa nel 2013.

6) “La bugiarda” di Diego Fabbri fu il primo grande successo commerciale della compagnia e Fabbri scrisse appositamente per lei il ruolo da protagonista. Che ricordo ha dello spettacolo?

R) Sono sempre stata molto grata a Diego Fabbri, per aver intuito una ragazzaccia romana, spiritosa, spesso comica, impunita, dietro la mia eleganza, il mio apparente distacco, la mia invulnerabilità e drammaticità. Diego infatti, scrisse questa commedia proprio per me e ricordo con gioia i pomeriggi che trascorreva a casa mia, leggendomi pezzi della commedia. Si può dire che nacque come una sonata a quattro mani. Certamente “La bugiarda” fu un grandissimo successo commerciale; la gente in platea si divertiva come raramente ho visto a teatro, tanto che di questa commedia furono allestite tre diverse edizioni a distanza di anni. L’ultima assieme a Stoppa e la Morelli nella compagnia “Associata”.
Con il personaggio de “La bugiarda”, grazie a Diego, ho avuto la possibilità di scoprire veramente quelle qualità di spirito, di ironia, di comicità che fino a quel momento non mi era stato dato di poter dimostrare. Io ho sempre ritenuto e ritengo ancora che siano le doti migliori che posseggo.

7) Patroni Griffi è stato l’autore di tre famose commedie per la compagnia: “D’amore si muore”, “Anima nera”, “Metti, una sera a cena”. Perché oggi, secondo lei, un grande scrittore difficilmente scrive per il teatro?

R) Direi subito che Patroni Griffi, quando ha cominciato a scrivere per il teatro, non era un grande scrittore; aveva solo pubblicato un piccolo romanzo: “Ragazzo di Trastevere”. Riuscì a scrivere bene per il teatro, perché lo amava e lo ama profondamente, come penso che un autore, che si accinga a scrivere per il teatro, debba amarlo. Cioè amarlo vivendolo: dietro le quinte, con gli attori, il regista. Patroni Griffi era molto amico di Giorgio, di Romolo e mio. Aveva assistito alle prove di Visconti, assisteva alle nostre prove, perché è sempre stato un appassionato di teatro.
Scrivere per il teatro, come si sa, è tutt’altra cosa che scrivere un romanzo; tanto è vero che Moravia, che non amava il teatro, pur essendo un grande scrittore, non riuscì mai a scrivere commedie di successo.
Quei pochissimi autori che oggi scrivono per il teatro, non li giudicherei dei grandi scrittori, però degli scrittori di teatro; sulla parola “grande” bisognerebbe glissare.
Scrivere per il teatro, ripeto, è molto difficile e i grandi autori contemporanei, i romanzieri, si vedono raramente a teatro, presumo per scarso interesse e non si dedicano alla scrittura teatrale.
C’è da dire, infine, che il pubblico italiano è più propenso ad andare a vedere una commedia straniera che non una commedia italiana. Il discorso sulla drammaturgia italiana andrebbe comunque visto sotto un altro profilo e cioè che dovrebbero essere i teatri sovvenzionati, gli Stabili, ad occuparsi di allestire testi italiani, in quanto lo Stato finanzia la cultura. Non si può certo pretendere che ad assumere questo rischio economico siano i teatri privati, doverosamente attenti ai bilanci di fine stagione.

8) Oltre ai titolari della “ditta”, molti altri giovani attori, che di volta in volta venivano da voi prescelti, sono divenuti successivamente registi famosi come Luca Ronconi, o attori di successo come Carlo Giuffrè, Umberto Orsini, Paolo Ferrari ed altri. Pensa lei che sia stata una generazione fortunata, la vostra, per il teatro? Oggi è un’attrice affermata, una delle attrici più carismatiche: come vede il teatro italiano e quali differenze rispetto a quel periodo?

R) Sì, una generazione fortunata nel senso che si lavorava con molta tranquillità, senza angoscia: c’era sicurezza nel futuro. Una volta entrati in una compagnia importante, la compagnia andava avanti per anni senza problemi. C’erano molti meno attori in giro. C’era meno teatro, però di qualità superiore, stabile. C’era meno arrivismo e maggiore umiltà. Non c’era la T.V. che, soprattutto negli ultimi decenni, ha contribuito a formare dei falsi miti, dei falsi attori: personaggi che possono raggiungere in poco tempo delle vette incredibili nell’immaginario collettivo e poi, altrettanto rapidamente, precipitare nel dimenticatoio.
Allora, se un attore o un’attrice interpretava un personaggio importante come “Amleto” o “Hedda Gabler”, era soltanto per vera bravura. Non era per caso. Oggi, e da tempo ormai, da anni, soltanto a Roma ci sono all’incirca settanta teatri; in genere dei piccoli teatri dove tutti gli attori pensano, con una certa presunzione, di fare dei grandi personaggi e magari ci riescono pure. Dicono: <<Ho fatto “Romeo”, ho fatto “Amleto”, ho fatto “La Signora dalle Camelie”>>. Ma bisognerebbe chiedere loro chi li ha visti, a chi hanno raccontato la loro storia, a che livello è stato allestito lo spettacolo. Tra l’altro il pubblico, ogni anno, diminuisce invece di aumentare e di conseguenza ci sono molti spettacoli inutili.

9) Cosa consiglierebbe invece a dei giovani attori di talento che volessero proseguire sulle orme da voi tracciate?

R) Negli ultimi anni sono nate molte scuole di recitazione, che sono sorte soltanto perché sovvenzionate e direi anche malamente. Sotto la voce “cultura” hanno contribuito a creare degli spostati, degli illusi. Bisognerebbe essere coscienti che l’Italia non è stato mai un paese culturalmente preparato al teatro. Non ha mai avuto una vera tradizione teatrale ed i grandi autori si contano sulle punte delle dita. Nelle scuole italiane, inoltre, c’è una grave mancanza di preparazione dei giovani al teatro. Esso è scarsamente preso in considerazione; gli studenti nei licei e nelle università ignorano la disciplina teatrale, mentre, per esempio, nei paesi anglosassoni, ci sono scuole di recitazione adeguate nei college ed efficienti teatri universitari.
A ciò si aggiunga la carente informazione giornalistica e pubblicitaria, riguardante il mondo del teatro, riportata dalla stampa. La televisione, sia pubblica che privata, infine, sembra proprio abbia deciso di non occuparsene, se non saltuariamente.
Non vedo un futuro molto allegro, anche se bisogna pensare che nel momento in cui sto parlando, la situazione generale in Italia e nel mondo non è certo tra le più rassicuranti. Questo non deve certo scoraggiare dei giovani attori o delle giovani attrici che sono divorati da questa passione, che del resto è insopprimibile; perciò bisogna andare avanti, essere umili, essere tenaci, ascoltare i consigli che ti provengono dalle persone che hanno avuto un passato teatrale di un certo livello e se le qualità ci sono veramente, in qualche modo verranno fuori. Non ho mai creduto ai talenti nascosti e ai geni incompresi. Per cui ai giovani direi: coraggio!

 

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