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LA VITA DI ADELE – CAPITOLO 1 E 2

su Erotici/Festivals/Indie da

Titolo originale: La vie d’Adèle
Anno: 2013, Francia
Regia di: Abdellatif Kechiche
Scritto da: Abdellatif Kechiche, Ghalia Lacroix
Cast: Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche

Giustamente molto lodato e premiato, anche con Palma d’Oro a Cannes nel 2013, “Vita di Adele” è uno splendido film, di rara intensità ed emozione, girato da un Abdellatif Kechiche che qui, dopo i già apprezzati “La schivata”, “Cous cous” e “Venere nera”, è davvero in stato di grazia.

Tratto dalla graphic novel “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh, da cui peraltro si discosta per diversi aspetti, il film narra la storia di Adele, quindicenne in un liceo della Francia del Nord, che, affamata di cibo e di amore, alla ricerca insaziabile di qualcosa che ancora non sa definire, vive una adolescenza non facile, pressata da compagni di scuola stupidi e grevi che la percepiscono “diversa” e la tormentano per questo. Una famiglia tutto sommato affettuosa, di brava gente ma convenzionale, non può offrirle comprensione e sostegno per affrontare le sue difficoltà, le sue incertezze, i suoi dubbi.
Nel tentativo di conformarsi ai coetanei si accompagna a Thomas, ma quello che lui le può dare non ciò che Adele cerca, ciò che con slancio e irruenza desidera ma non sa definire.
L’incontro con Emma dai capelli blu, interpretata da una magnifica Léa Seydoux, più adulta di lei e più risolta, lesbica e artista, le sconvolgerà l’esistenza, facendole scoprire l’amore, quello vero, la vera passione, il vero abbandonarsi a qualcuno sentendosi amanti e amati.
Il dono di un amore così intenso e totalizzante non teme certo la diffidenza e l’ostracismo di chi non lo comprende, e Adele sboccia nel suo essere donna, felice come mai prima.
Ma iniziata come un perfetto idillio, col tempo la storia con Emma, con cui è andata a convivere, inizia a vacillare: Adele, diventata insegnante, non si sente molto coinvolta dalle problematiche della comunità gay in cui Emma è ben inserita, e pur prestandosi a cucinare per loro non riesce a trovare negli amici di Emma, nella sua cerchia di artisti, una vera comunanza.

Arriva a sentirsi un po’ messa da parte, forse trascurata, e quasi senza accorgersene si concede a un collega, senza un vero interesse, tanto per “cambiare un pochino”. Ma Emma, nonostante sia già innamorata di un’altra donna – o forse proprio a causa di questo – non le perdonerà il tradimento, cacciandola e gettandola nella disperazione assoluta. La vita di Adele andrà avanti, ma nella sua infelicità lei non cesserà mai di rimpiangere e cercare l’amore perduto, quella luce che nella sua vita non riesce più a trovare.
Kechiche, da qualcuno criticato per le scene di sesso lesbico lunghe e insistite, racconta magistralmente il magico passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la scoperta di sé stessi, dell’amore, del sesso, della intensità della vita. Lo fa chiedendo alle sue attrici un enorme sforzo: incolla la macchina da presa al volto di Adele Exarchopoulos e non la molla più, in una serrata insistenza di primi piani che non possono non aver messo a dura prova l’attrice, la quale risponde splendidamente e con naturalezza alla richiesta del regista non solo di interpretare ma quasi di “reicarnarsi” nella protagonista.
Una protagonista che nella sua carnalità, nella sua fame di cibo, di amore, di sesso, di vita, brilla di tutto il confuso e vitale splendore del delicato e al tempo stesso violento passaggio all’età adulta.

Il risultato è di una passionalità, una emozione, un aderenza al reale non comuni, tanto che il Guardian scriverà con entusiasmo “Le lunghe scene di sesso sono così esplicite e candide da risultare magnifiche, e fanno sembrare il sesso di Ultimo tango a Parigi arrogante e datato”.
Nello stringersi negli spazi di un’aula, una camera, una cucina, il film si dilata in una cocente ricerca di interiorità, narrata con una naturalezza, una mancanza assoluta di morbosità che lascia commossi, emozionati e incantati.

Y TU MAMA TAMBIEN

su Indie da

Regia: Alfonso Cuaròn
Cast: Diego Luna, Gael Garcia Bernal, Maribel Verdù, Nathan Grinberg, Marìa Aura
Sceneggiatura: Alfonso Cuaròn, Carlos Cuaròn
Anno: 2001, Mexico

Prima di Harry Potter e della magia e molto prima di raggiungere il premio Oscar per un film sulla vita e la solitudine nello spazio, Alfonso Cuarón girava questo piccolo cult di nicchia scritto insieme al fratello Carlos. Si tratta del terzo lungometraggio del regista messicano e il primo forse ad avere un maggior successo internazionale.

La trama vede incentrate la vicende di due amici, interpretati da Diego Luna e Gael Garcia Bernal (vincitori per questo film del premio Marcello Mastroianni al Festival del Cinema di Venezia) che vivono a Città del Messico. Due adolescenti durante la delicata transizione verso l’età adulta durante la loro ultima estate insieme. I due incontrano l’affascinante Maribél Verdù, una donna visibilmente più grande e matura , ma con un fascino così dirompente da colpire i ragazzi, spingendoli a invitarla a intraprendere un viaggio insieme verso le spiagge di Oaxaca. La donna accetta e i tre partono per questo road trip quasi catartico, e che segnerà per sempre la vita dei due giovani, come un episodio epico nel difficile passaggio all’età adulta. I ragazzi si scontrano, discutono, sono due spiriti bollenti che non possono controllare i loro istinti e la cui sessualità è duramente messa alla prova dalla presenza di questa misteriosa donna, che li attrae e li incuriosisce sempre di più. La sua presenza sarà infatti il catalizzatore dei loro desideri più reconditi, che culmineranno in una notte di  passione dopo la quale nessuno dei tra sarà più lo stesso.

Il film tratta il tema del viaggio che è anche la scoperta di sé, del proprio corpo, della sessualità, e lo affronta in maniera mai volgare o eccessiva. Per i due ragazzi questo viaggio, questa vacanza, sarà una vera esperienza formativa, che li preparerà ad affrontare le dure prove della vita che li aspetta. Il sesso, gli scherzi, le esagerazioni fanno tutti parte degli insegnamenti di Maribel, che li guiderà in questo viaggio con le sue parole e il suo corpo esperto fino al giorno in cui le loro strade si separeranno e prenderanno cammini diversi. Entrambi litigano per lei, entrambi la desiderano e lei si concede come fosse una maestra di vita. I tre affrontano la vita in modo spensierato, grottesco, ma a tratti pure malinconico e nostalgico, con la percezione di una fine imminente, di un cambio irreversibile alle porte.

La scoperta del sesso e l’esperienza omosessuale vengono raccontate in maniera molto delicata non sembra porno, con naturalezza, dipingendoli come dei passaggi obbligati nella vita dei protagonisti. La sessualità esplicita del film non è mai volgare, è sempre permeata di naturalezza e questo è sicuramente uno pregi più grandi di questa pellicola.

Il film è un piccolo cult da riscoprire per ritrovare le origini della cinematografia di Cuarón, nonché per ammirare e conoscere i meravigliosi luoghi della sua formazione, che sono una metafora perfetta della gioventù e della spensieratezza dei protagonisti. Per ultimo, ma non meno importante, c’è da apprezzare sicuramente la precisione quasi documentaristica con cui vengono rappresentati i paesaggi.

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