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La scrittura emotiva di Pier Vittorio Tondelli
A vent’anni dalla scomparsa di Pier Vittorio Tondelli, le sue opere sono più vive che mai, figlie della post-avanguardia: le osserviamo dialogare con il cosiddetto “post-post-moderno”
Le pagine tondelliane sono vibranti, strabordanti di una vitalità che non si arresta nella forma scritta, la sua è una letteratura di potenza, passionale, capace di scardinare l’anima del lettore e instillarvi irrequietezze emozionali. La sua “scrittura emotiva” si avvale dell’uso della musica come complemento indispensabile al ritmo del testo e come suo ideale completamento: The Smiths, Joy Division, CCCP, Sakamoto.
L’opera prima Altri libertini (1980) aveva venduto appena ventidue copie prima di essere sequestrata e processata “Per il suo contenuto luridamente blasfemo ed osceno nella triviale presentazione di un esteso repertorio di bestemmie contro le divinità del cristianesimo, nonché di irriferibili turpiloqui, [...] onde il lettore viene violentemente stimolato verso la depravazione sessuale ed il disprezzo della religione cattolica”. Nei racconti che strutturano Altri libertini compare la “fauna” tondelliana: tossici a corto di vene buone, checche malinconiche, emarginati di provincia inghiottiti dalle nebbie padane, idealmente figli dei Ragazzi di vita pasoliniani, illuminati dalla grazia salvifica che li riscatta nell’intermittenza della luce a neon di una stazione desolata.
L’esaltazione della gioventù come valore a sé stante, l’amore senza il quale non si è neppure in vita, la voce dell’emarginato come l’unica degna di essere ascoltata: nell’opera tondelliana agiscono gli emarginati di Benjamin e Marcuse, le voci estranee al “sistema”, i non integrati portatori di una visione nuova del mondo. Gli unici che ci possono salvare.
In Pao Pao (1982) l’innamoramento e lo “scoramento” costituiscono i temi portanti dell’opera, sullo sfondo dell’anno del servizio militare obbligatorio a cui è chiamato l’Io narrante; Una brigata di anime malconce e in divenire affolla il primo romanzo tondelliano, vite prese in una pausa esistenziale che si rivela più pregnante della vita stessa. L’anno in cui si manifesta l’amore e, appena dietro l’angolo, il suo carico di “scazzi” e catastrofi.
Le sue opere non possono essere lette in chiave puramente espressionista, tuttavia. Nel corso degli anni assistiamo a un ridimensionamento della matrice emotiva, primordiale, che si plasma, secondo la volontà stessa dell’autore, in una poetica del frammento. Una sorta di esplosione entropica a cui affidare storie, moltitudini. Questo sono Biglietti agli amici (1986) e Un weekend postmoderno (1990).
In Camere separate (1989) i toni si fanno gravi. Opera meditativa, notturna, l’ultima di Pier Vittorio Tondelli, in cui abbandona la strafottenza verbale degli esordi per dimorare in una dimensione privata, lontana dal caos. Privato è il suo dolore per la perdita del compagno Thomas, la sua elaborazione del lutto. Svanisce del tutto l’ impostazione coreutica, ora si viaggia guardando il proprio volto riflesso nel finestrino di un aereo.
Credeva nei giovani, Tondelli. Insegnava loro a scrivere (L’abbandono e i volumi del Progetto under 25) e soprattutto a riscrivere. A cancellare tutto e a ricominciare. Oggi la sua opera trova tra i più instancabili diffusori l’amico Enos Rota, curatore del volume Caro Pier. I lettori di Tondelli: ritratto di una generazione.
Scriveva Tondelli: “Ma le occasioni della vita stupiscono mai abbastanza nella loro insensata frammentarietà che poi un bel giorno miracolosamente si salda in una sottile e delicata vibrazione che riaccorda e riannoda e uniforma il tono di diversi percorsi e allora , nonostante i dolori e le precarietà dei nostri anni giovanili la vita sembra rivelarsi come una misteriosa frequenza che schiude il senso e fa capire; e allora in quell’attimo abbagliante tutto pare ricomporsi nella gioia di sentirsi finalmente presenti agli occhi della propria storia, la pazzesca consapevolezza di trarre a sé tutti i fili intrigati e sparsi del proprio passato come sta accadendo a me, ora, nella luce calda di questa città in cui ogni giorno, miracolosamente, incontro qualche personaggio di questa storia” (Pao pao).
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Grazie Claudia di questo bellissimo articolo, che si aggiunge alla valida e interessante tua tesi di laurea di tanti anni fa… Baci Enos Rota