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LEGAMI!

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Titolo originale: ¡Átame!
Anno e paese: Spagna, 1990
Regia di: Pedro Almodóvar
Scritto da: Pedro Almodóvar, Yuyi Beringola
Cast: Victoria Abril, Antonio Banderas, Loles León

Il giovane Ricky, solo al mondo e con niente in tasca, è appena stato rilasciato dalla clinica psichiatrica presso la quale ha soggiornato fino ad oggi, e tutto quello che vuole è ritrovare Marina, ex attrice pornografica e tossicomane, da lui incontrata durante una delle sue numerose fughe un anno prima, e della quale si è perdutamente innamorato, per convincerla ad amarlo, a sposarlo e a diventare la madre dei suoi futuri figli. Per questo motivo, dopo averla rintracciata sul set del film horror che sta girando adesso, la rapisce, tenendola sequestrata in casa propria, costantemente ammanettata, legata al letto e imbavagliata, nella speranza che, conoscendolo a fondo, Marina possa imparare ad amarlo come lui ama lei, dello stesso amore folle, ossessivo e devoto che lui ha nutrito per lei fin da quando l’ha incontrata.

All’inizio, per ovvi motivi, sembra che Ricky non abbia alcuna speranza con la bellissima, sensuale Marina, ma man mano che i giorni passano, che il loro rapporto si fa più intimo, che la loro assurda convivenza forzata si trasforma in un’ancora più assurda routine domestica, fatta di serate con cena davanti alla tv, di notti passate l’uno a fianco dell’altra nel letto e, soprattutto, delle svariate scorribande di Ricky nel mondo esterno per procurarsi le droghe e le medicine di cui Marina ha bisogno, qualcosa fra i due comincia a cambiare. Marina, trascinata dalla situazione, dall’atmosfera, dall’innocenza irragionevole negli occhi di Ricky (interpretato da Antonio Banderas, già alla sua quarta prova attoriale sotto la mano esperta di Almodóvar, che per primo lo scoprì nel 1982 con Labirinto di passioni), dalla sua inaspettata gentilezza ma anche dalla sua bruciante, ossessiva passione, si riscopre innamorata del suo carceriere, e fra i due sboccia un sentimento incomprensibile, che perfino Marina stessa è incapace di spiegare razionalmente. Tutto quello che sa è che è innamorata di Ricky, e malgrado desideri ancora la sua libertà e riesca, alla fine, a riconquistarla, deciderà di tornare ancora una volta fra le sue braccia, da donna libera e consapevole, per instaurare una relazione con lui.

Giocoso e scanzonato, il videos porno affronta il tema dell’ossessione, caro ad Almodóvar, da una prospettiva originale e irriverente, perfino divertente, che neanche per un secondo si maschera dietro false pretese di politically correct e, fin dall’inizio, racconta una storia assurda, dagli assurdi colpi di scena e dall’ancora più assurdo finale, senza mai giustificarsi, senza mai provare a moderarsi: tutto, in Légami!, è esagerato, chiassoso, squillante, dalla recitazione (il Ricky di Banderas parla continuamente con se stesso, anche quando è solo sulla scena, o in presenza della Marina di Victoria Abril addormentata, come fosse una precisa scelta stilistica, sia della regia che della sceneggiatura, quella di non lasciare neanche uno spazio vuoto, neanche un istante di silenzio, neanche un secondo allo spettatore per fermarsi a riflettere sull’assurdità quasi ridicola di quello che sta vedendo), ai colori, ai costumi, alle numerose inquadrature prive di veli e pudore che indugiano sul corpo della splendida Victoria Abril, e su quello tonico e spesso e volentieri coperto di ferite di Banderas.

Un altro regista, qualcuno con più remore, con più scrupoli etici di Almodóvar, ci avrebbe pensato due volte prima di concedere un finale così allegro, così moralmente sbagliato ad una pellicola che, in buona sostanza, parla di abuso, di violenza, di reclusione, di malattie mentali e dei devastanti effetti sulla psiche che la combinazione di tutte queste cose può avere su una persona fino a un momento prima moderatamente sana e responsabile, ma Almodóvar non è quel tipo di regista, non è il tipo di regista che rinuncia al finale giusto per una storia solo perché i perbenisti potrebbero condannarlo. Quella di Légami!, pur se decisamente fuori dagli schemi, è e resta una storia d’amore: deviata e insalubre, senza dubbio, ma comunque amore. E l’amore, in tutte le sue forme, Almodóvar non lo condanna, lo celebra.

Perfino in questo caso.

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