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I’m dreaming of a black Christmas

sabato, dicembre 18th, 2010. Filed under: black music Musica saggistica by Andrea Cortellari

Partiamo da un paio di fatti assodati. Il 25 dicembre è Natale. Il 25 dicembre, che poi è Natale, è lecito aspettarsi dei regali, tanto quanto è lecito aspettarsi Asterix su TMC. No, wait, quelli erano gli anni Novanta. Ma tornando a noi. Un altro dato di fatto è che se conoscete qualcuno che mi assomiglia anche solo un po’ – e per “assomiglia anche solo un po’” intendo qualsiasi appassionato di mistici e imperscrutabili mondi come il rap, il funk e il soul – sapete meglio di me che la possibilità di sbagliare regalo e cadere nel banale è in agguato. La ricerca di un dono apprezzato può trasformarsi da appassionante caccia in incubo, con conseguente frustrazione e acquisto di una cravatta, nel giro di davvero poco tempo.

Se volete passare un Natale sereno ed evitare facce sorridenti tristemente imbastite su un sostrato di delusione e odio malcelato, ecco un paio di consigli per voi.

Situazione tipo: ragazza follemente innamorata di brit-pop e con vaghi ricordi di un pezzo che si chiamava Walk This Way, cantato da tizi con le Adidas slacciate, cerca regalo per ragazzo con evidente ossessione per l’hip-hop italiano. Il suddetto ragazzo (shame on him) scarica tutto il downloadabile e non da MegaUpload e quindi un disco è fuori discussione. Che fare?
Supponendo che il nostro soggetto non sia uno dei pochi folli – che ammiro profondamente – che possiedono una vasta collezione di vinili, la soluzione migliore rimane un libro.
Un libro non si può scaricare. Un libro, anche a scaricarlo, devi minimo minimo stamparlo perché la lettura non diventi uno strazio interminabile.
Quindi, cara fanciulla, eccoti una possibile soluzione al problema. Storia ragionata dell’hip-hop italiano di Damir Ivic. Motivazioni? Tante. Numero 1. Damir scrive dannatamente bene. Numero 2. Se si parla di hip-hop italiano, Damir è uno di quei giornalisti che può parlare con cognizione di causa. Inoltre, il volume edito da Arcana contiene una serie di interviste a personaggi chiave dell’hip-hop nostrano, unite a opinioni interessanti di personaggi come Caparezza e i Crookers. (Piccola parentesi. Non lasciatevi ingannare dalla copertina).

Se quello che cercate è invece un libro che parli di black music, i miei consigli sono almeno due. Il primo è Divided Soul: The Life & Times of Marvin Gaye, biografia del crooner soul a cura di David Ritz, già autore di volumi su personaggi del calibro di Etta James e Ray Charles, tradotto in Italia sempre da Arcana.
Il secondo consiglio è Funk & Soul Covers, edito da Taschen.
Più che altro un album di foto, il volume a cura di Joaquim Paulo contiene le copertine migliori, più rare, più interessanti della storia della musica nera – parola dell’autore – oltre a interviste a vari personaggi, tra cui lo stesso David Ritz di cui sopra.

Passiamo ora a uno snodo cruciale del vostro Natale. La compilation. Non ditemi che non avete pensato al cd di Natale perché non ci crederei.
Conoscendo la tentazione di pescare a caso dai cestoni del vostro supermarket preferito, secondi in squallore solo agli espositori degli Autogrill, vi inviterei caldamente a non farlo.
La mia famiglia ha collezionato, nel corso degli anni, dischi di una bruttezza imbarazzante, a partire da una Christmas Jazz che – per motivi che tuttora mi sfuggono – mio padre continua a voler difendere, fino a uno squallidissimo tape casalingo, che spazia senza soluzione di continuità da John Lennon a Celine Dion, passando per tutti gli episodi del Natale di Radio Deejay. 
Date retta a me, al Natale potete chiedere di più. 
Nonostante il fascino dei classici, scartare i regali davanti all’albero con in sottofondo The Ultimate Motown Christmas Collection, doppio disco della casa di Detroit che contiene carole natalizie cantate da nomi come Jackson 5, Supremes e Marvin Gaye, può essere una sorpresa piacevole.

Cari amici, care amiche. I miei consigli natalizi finiscono qui. È vero, vi consiglierei l’album di Natale di James Brown, ma diciamocelo, non è che poi abbia molto di natalizio, “christmas” urlacchiati qua e là a parte. Se proprio sentite di non poterne fare a meno, conservatelo per il momento in cui realizzerete che tocca a voi pulire lo sfacelo lasciato da Natale e S. Stefano. Un po’ di funk, in questo caso, male non fa.

Merry Funky Christmas!

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