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Dal passato Omero ritorna e incanta il lettore di sempre

lunedì, gennaio 17th, 2011. Filed under: Libri narrativa poesia by Sara Mazzarini

Lo spirito collettivo dell’umanità si è formato nella storia. Non è possibile spirito senza tradizione, e in questo caso, senza traduzione. La traduzione è un complesso lavoro di empatia non solo con il testo che si ha di fronte ma anche con tutto quello che lo avvolge: il mondo interiorizzato di chi si accinge ad esplorare l’oceano semantico delle parole.

In questa recensione proponiamo l’Iliade delle edizioni Mesogea, La Lepre e Carocci con tre traduzioni  molto diverse tra loro ma legate da un sottile filo rosso: la riscoperta di Omero.
La casa editrice Mesogea pubblica un lavoro che non è solo un’operazione di traduzione, ma il tentativo, ben riuscito, di fare ascoltare nella mente del lettore le parole omeriche attraverso un lessico selezionato, che cela anni di lavoro e studio da parte di Daniele Ventre.

Le parole scelte per questa traduzione diventano un suono prolungato di grecità, vibranti del “Pensiero Vero” della speculazione antica: lo thymos (valore) palpita nei protagonisti dell’opera, e la resa in italiano con parole evocative di immagini, colori, suoni permette una simbiosi con l’aner omerico.
Il traduttore coglie con precisione il processo di esteriorizzazione “dell’interiorità della parola”, intesa come involucro di una sostanza spirituale, arcaica, greca. La parola in queste pagine diventa «Anima», cioè il respiro millenario di Omero, grazie alla perfetta armonia del verso. Le pagine si gonfiano di soffio vitale, impercettibile e vibrante nelle sillabe creatrici e feconde di echi mentali; il lettore scende in profondità, accedendo alla radice della parola e facendo così affiorare l’intreccio di semantica e musicalità. Questa stessa ricercata musicalità modula e sostanzia il verso riempiendo gli interstizi fra la vocale e la consonante in una catena non interrotta di suoni.

Ecco dunque una traduzione che canta e incanta, dove il soggetto/lettore non esiste più ma si fonde con Omero. Dal punto di vista di chi legge risulta evidente un processo di traduzione che connette le diverse «azioni sonore» del verso, fondate sul rapporto parola-significato e allo stesso tempo parola-canto. Il pensiero si sbriglia, rompe gli ormeggi per dilatarsi nella vastità della tradizione epica: ai riflessi individuali di studi passati, di conoscenze superficiali si sostituisce la riflessione, ricominciando ad ascoltare le parole lette.

La lettura diviene dunque un’errante danza tra gli scudi argentati, gli elmi, la polvere dei duelli e chiome divine. I contorni delle parole scompaiono, la realtà si dissolve: l’Io lettore e il mondo omerico coincidono nella loro “inconsistenza” parallela. Lo spettacolo musicale delle parole solleva la nostra coscienza con un fenomeno prodigioso, nel quale non è il soggetto a guidare la lettura ma la stessa “traduzione musicale” a guidare gli occhi e la mente per riuscire a “possedere” l’Iliade.

La ricerca della musicalità, che è alla base della traduzione di Daniele Ventre, propone al lettore un’esperienza profonda e viscerale: c’è una tale partecipazione “all’esecuzione” della parola nella mens che i versi omerici sono avvertiti come espressione più profonda dell’essere del lettore e come elemento intrinseco della natura umana. I versi omerici infatti sono un serbatoio di passioni e pulsioni, confluite in noi attraverso i canali dell’eredità culturale. L’Iliade è un’opera propedeutica delle passioni, perché ha in sé la «materia» che permette all’uomo/donna contemporanea di riconoscersi e confrontarsi in un rapporto dialettico con gli aspetti costruttivi e distruttivi dei vari archetipi dell’umanità.

Del resto il poema omerico è l’emblema dell’uomo arcaico, latente nell’inconscio dell’uomo contemporaneo, il quale, attraverso il testo dell’aedo, si può interrogare su se stesso e cercare di uscire dalla solitudine umana, vedendo nell’uomo greco e nella donna greca il «doppio del proprio essere»:con un’interrogazione intima il lettore può insinuare il dubbio e, come ad uno specchio, confrontare il suo passato collettiva-mente umano e il suo presente soggettivo. Doppio e dubbio hanno la stessa radice, ben evidente nel tedesco Zweifel (dubbio) e zwei (due): il dubbio si genera, e generandosi frantuma il pensiero unico non interrogato; nasce una doppia realtà presente e passata, e dalla loro opposizione si arriva alla coscienza dell’originaria passione dei sentimenti umani.

La riscoperta delle passioni umane sembra essere la motivazione da parte della casa editrice La Lepre di proporre una nuova traduzione del testo omerico. Il lavoro nasce dal fortunato incontro in un liceo romano tra Dora Marinari e Giulia Capo, unite da un forte interesse per l’Iliade; la prima desidera realizzare una traduzione che sia immediata, ma anche di spessore linguistico, la  seconda desidera far riflettere sulle tematiche del poema. L’incontro e i desideri si realizzano in questa nuova pubblicazione, accompagnata dalla prefazione di Eva Cantarella. Il testo greco è presente, non a fronte come consuetudine, ma a piè di pagina. Scelta ardita, in quanto non facilita una lettura parallela tra testo originale e traduzione, e  perché lo pone, anche fisicamente, in secondo piano.

Alla base della traduzione di Dora Marinari c’è il poeta Omero, inteso come “concetto luminoso” per indicare la grande poesia, proposta in una lettura dinamica e accessibile a tutti. Grazie infatti ad una traduzione moderna e immediata, che mantiene la raffinatezza degli epiteti greci, il testo diventa lo strumento di penetrazione nella paideia (educazione) antica, quasi a volere diventare nuova-mente un testo di rifermento di valori globali. Fine utile per la società contemporanea appiattita in un eterno presente, slegata dal passato, che non è solo storia ma che è anche premessa dell’individualità collettiva.

Il poeta greco è/era musicalità, passioni umane, ma anche solennità linguistica, formularità orale: aspetto colto nell’edizione curata dalla casa Editrice Carocci, che sceglie di dedicare un volume ad ogni canto (Ad oggi sono stati pubblicati il canto primo, La peste – L’ira e il diciottesimo, Lo scudo di Achille). Questo modo di accostarsi all’Iliade è una specie di intensa “frequentazione” di  Omero, che diventa  la perfetta congiunzione di sophia e techne, e come un seme cade, germoglia e nutre la nostra conoscenza.

L’edizione Lo scudo di Achille (Libro XVIII) segue la consueta modalità filologica e scientifica, con testo greco a fronte: introduzione, traduzione e dettagliato commento linguistico per la comprensione, il tutto corredato da un apparato di sei tavole figurative, che portano agli occhi del lettore scorci di vita antica. La soluzione è un’esposizione esaustiva, che fornisce le informazioni necessarie per una solida conoscenza dell’argomento. La traduzione ha come fine evidente la «leggibilità», con il tono epico della concatenazione  del racconto e la ritmicità del verso.

L’eredità dell’Iliade, gigantesca storia di una passione (l’ira), agisce con tenacia sull’uomo moderno, probabilmente nella stessa configurazione antropologica dell’uomo antico: c’è un carattere ripetitivo del comportamento morale dell’uomo, in cui riecheggia un universo psichico, in apparenza immutabile, come quello delle passioni omeriche. La fruizione di questo bagaglio culturale è data dalla parola (tradotta), che diventa logos per il lettore: può essere utilizzata per condurre argomenti razionali, oppure per suscitare passioni positive e negative, paralizzando la ragione e indirizzando gli occhi della mente. Il potere posseduto da Omero infatti è quello del logos, a cui si aggiunge la suggestione del metro e delle musica, che ne accresce l’effetto sconvolgente.

Titolo: Iliade
Autore: Omero    
Editore: Mesogea
Dati: 2010, 527 pp., € 27,00

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Titolo: Iliade
Autore: Omero
Editore: La Lepre
Dati: 2010, 1075 pp., € 28,00

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Titolo: Iliade, Libro XVIII, Lo scudo di Achille
Autore: Omero
Editore: Carocci    
Dati: 2010, 222 pp., € 18,00

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