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CRIMSON PEAK

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Anno: 2015, USA | Canada
Regia di: Guillermo del Toro
Scritto da: Guillermo del Toro, Matthew Robbins
Cast:  Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston

Della storia “gotica” Crimson Peak ha tutti gli ingredienti: l’atmosfera vittoriana, la grande villa lugubre, la giovane orfana che incontra e sposa il misterioso e inquietante avventuriero, una castellana ostile, fantasmi, delitti e furia degli elementi.
Guillermo del Toro li miscela arroventandoli al calore del suo talento visivo e visionario, creando un film che è in bilico tra l’horror e il melodramma e in una sorta di rivisitazione paranormale della fiaba di Barbablù rimanda tanto alle atmosfere di H. P. Lovecraft quanto all’ Hitchcock di “Rebecca la prima moglie”.

La storia è quella di Edith, rimasta orfana di una madre morta di colera che fin da subito è tornata a trovarla sotto forma di fantasma per darle spaventosi quanto misteriosi avvertimenti.
Crescendo la giovane, aspirante scrittrice di romanzi che a dispetto del suo editore tendono più all’horror che al rosa, non si trova a suo agio nella società del suo tempo che la vorrebbe solo bella ragazza da marito e le strane visioni che la perseguitano la rendono strana agli occhi dei suoi conoscenti. Ma la sua inquietudine trova un oggetto quando incontra l’attraente baronetto Sir Thomas Sharpe che sembra non avere timore delle sue stranezze, di cui si innamora.

Il padre, che disapprovava il fidanzato, muore in circostanze misteriose e Edith dopo il matrimonio si ritrova trasportata in un antico, inquietante maniero costruito sopra una cava di argilla rossa che lo sta inghiottendo, in compagnia del marito e della sua sorella maggiore che non sembra mostrare alla giovane sposa la minima simpatia.

Edith dovrà scoprire con orrore la vita nascosta in quella tetra dimora, dovrà fare i conti con presenze oscure venute dal passato e spaventosi segreti che diverranno per lei una tragica, terribile minaccia.
Non è certo un intreccio particolarmente originale quello scelto da Del Toro, come non lo è l’ambientazione del cupo maniero nei primi del ‘900. E la trama, con il suo susseguirsi di sorprese e spaventi, con la sua folla di spettri dalle orrende fattezze, non ha bisogno di soffermarsi a delineare con troppa cura le psicologie dei personaggi che infatti risultano fin troppo schematiche.

Al regista preme soprattutto l’aspetto visuale, curato maniacalmente nelle sontuose, immaginifiche scenografie, nella elaborazione dei costumi, nel codice cromatico studiato fin nei dettagli, nella composizione grafica e fotografica che ha momenti di immaginazione sbalorditiva.

Il film è una vera festa per gli occhi, servito da trovate visive di grande impatto anche quando restano sullo sfondo, come l’onnipresente argilla rossa che trasuda dai muri o un buco nel soffitto attraverso cui cade la neve, ma l’indubbiamente potente immaginario del regista non è supportato da una scrittura all’altezza e la sceneggiatura è più debole che in altri suoi lavori.

Così come il rapporto tra il reale e il fantastico, l’equilibrio tra il folle spettrale e l’umano che erano raggiunti nel precedente “Il labirinto del fauno” qui stentano a trovare una armonia, e l’apparente indecisione tra l’horror e il melodramma, tra la fiaba nera e il romance passionale, tra l’immaginazione fiabesca e la crudezza realista di alcune scene soprattuto nel finale, rendono la narrazione incerta e a tratti poco convincente.

La protagonista, Mia Wasikowska nei panni di Edith, se la cava bene e sembra nata per aggirarsi atterrita al lume di candela nei corridoi di lugubri castelli, mentre altrettanto non si può dire degli altri due protagonisti, Tom Hiddleston e Jessica Chastain che interpretano Thomas e Lucille Sharpe, troppo sovraccarichi e enfatici, quasi ai limiti del grottesco.

Una fiaba gotica che non arriva ad essere mai troppo terrificante, il cui merito non sta certo nella tensione o nel batticuore, ma dal cui incanto visivo ci si può lasciare trasportare con piacere, godendosi immagini che restano a lungo negli occhi.

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