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Edward Hopper. Poeta dell’intimità

sabato, marzo 6th, 2010. Filed under: Arti visive mostre pittura by Maria Nesticò

La seconda rivoluzione industriale, la prima e la seconda guerra mondiale, la colonizzazione e i movimenti di liberazione, la rivoluzione russa, il nazismo, il maccartismo, il crollo del ’29 e la ripresa economica, la guerra fredda, la Corea  e il Vietnam. L’invenzione del cinema e la nascita della TV. Nessun periodo storico è stato così carico di eventi, come quello in cui è vissuto Edward Hopper (1882-1967), pittore statunitense dallo stile inconfondibile.

La sua vita, almeno per quel che se ne conosce, è come la sua pittura: scorrevole, apparentemente priva di tormenti interiori, immediata. Così, mentre l’avanguardia artistica (Espressionismo, Cubismo, Pop art) e la sperimentazione mediatica (cinema, pubblicità, format radiofonici) traggono dai tempi moderni la loro forza espressiva e la loro stessa ragion d’essere, Edward Hopper si rifugia nella normalità della vita quotidiana.

La mostra al Museo del Corso è un viaggio nel tempo, una riproduzione intimista di un’America che non c’è più: quella dei Kennedy e di Marilyn, di Fitzgerald e del grande Gatsby, delle case bianche di campagna e dei diners, le tavole calde tipicamente newyorkesi che ci riportano alla contemporaneità, ma da meri spettatori.

I soggetti dei quadri, catturati a volte con evidenti difetti stilistici e di proporzione (un seno molto più pronunciato dell’altro; una casa che sta in piedi sfidando le leggi della fisica) sono meri espedienti narrativi: quello che Hopper trasmette è la sensazione.

La luce ti colpisce, ti sorprende. I colori, seppur tenui e mai esagerati, conferiscono  luminosità e regalità all’opera. Insospettabili sono i quadri dedicati all’universo femminile e all’erotismo nel senso più artistico del termine: le donne (che prendono vita sempre dalla figura della moglie, sua unica musa) sono mostrate nella loro intimità più spinta. Quando si lasciano andare a pose poco sensuali, sciatte e sguaiate o semplicemente assorte, ma quasi mai volgari. È come se Hopper spiasse dalle finestre, il suo sguardo è sempre filtrato, attento a cogliere attimi fuggenti di vita quotidiana: un’esaltazione dell’ordinarietà!

Il Museo del corso offre un’atmosfera raccolta e silenziosa, che si adatta perfettamente alla pittura di Hopper. Il consiglio è di andarci la sera (il museo resta aperto fino alle ore 22.00) per calarsi meglio nel contesto e godere di una Roma più tranquilla e vivibile.

Edward Hopper, Museo del Corso fino al 13 giugno 2010

A cura di Carter E. Foster

Costo del biglietto 10,00 euro (intero)

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