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Come una pietra che rotola assieme ad altre pietre tutte simili tra loro

venerdì, novembre 19th, 2010. Filed under: Libri narrativa by Chiara Ferraro

“Mi sento come una pietra in mezzo a una scarpata. Se qualcuno o qualcosa riesce a smuovermi, rotolerò a valle insieme agli altri; se nulla si avvicina, resterò qui immobile per giorni e giorni…”

La storia della Spagna di inizio Novecento è segnata inevitabilmente dal regime e dalla guerra civile. In questo scenario hanno trovato ambientazione e clima favorevole molti romanzi e storie romantiche di donne combattenti.  Maria Barbal, scrittrice catalana, ci racconta (nel suo romanzo d’esordio scritto 25 anni fa e finora inedito in Italia) di Conxa, la cui vicenda è rappresentativa, ne sono certa, di quella di molte delle donne che hanno assistito all’orrore della guerra civile e alla scomparsa dei propri cari. Tuttavia ci sembra che né il soggetto né la prospettiva della narrazione posseggano quei caratteri di straordinarietà e di originalità che vengono loro generalmente riconosciuti .

Conxa è taciturna, timida e laboriosa, sembra che non viva la sua vita neanche quando trova l’amore e mette al mondo dei figli; la vera vita di questa donna inizia con la scomparsa del marito: il trovarsi sola e disperata la aiuta a rendersi conto della propria situazione, della sua condizione.

La storia è divisa in tre parti: l’infanzia buia, triste e senza affetto, l’amore a prima vista e il conseguente matrimonio con figli, e, poi, in ultimo, con la morte del marito, il suo risveglio come donna indipendente che lotta per la sopravvivenza propria e  della sua famiglia. La vicenda di Conxa si conclude con l’abbandono della campagna e l’arrivo a Barcellona, “l’ultimo gradino prima del cimitero”.

Quella di Conxa sembra una lotta inutile e sprecata, la lotta quotidiana di chi non ha una propria identità forte perché è sempre stata altro: figlia, madre, moglie; mai semplicemente persona, mai semplicemente donna capace di lottare o di far valere le proprie idee. L’intento della scrittrice sembra proprio quello di restituirle dello spazio, del tempo e una personalità al di fuori dei canoni della famiglia o di quelli della società, indugiando sulla sua vita semplice, specchio di tante altre vite di donne che hanno vissuto perdite crudeli di padri, mariti e figli a causa dell’ingiustizia delle guerre.

Una storia a tratti intensa, anche se, personalmente, trovo strano che un posto come la Catalunya, che da sempre rivendica la propria identità di Stato indipendente, se ne senta rappresentato essendo queste pagine poco incisive, invadenti o invasive; capaci, di certo, di regalare qualche ora di piacevole  lettura, ma che di fatto non aiutano a sciogliere i nodi che oggi, nel nostro contemporaneo, limitano l’esistenza e la condizione di moltissima parte del mondo femminile, sminuendone per certi versi la forza e la resistenza. Sono costretta a chiedermi fino a che punto la letteratura contemporanea abbia la capacità di comunicare coi lettori, con me, donna, con il mio quotidiano, fino a che punto sia giusto che io senta quel contesto  e questa storia così distanti da me sebbene  autrice e promotori li suggeriscano a me vicini.

Nonostante questo libro sia diventato una pietra miliare della cultura catalana e nonostante il successo riscosso (non limitato, peraltro, alla Spagna) mi chiedo, dopo un’attenta lettura, se sia realmente un libro scritto da una prospettiva originale, capace di renderlo innovativo nell’intento di partecipare (oltre che raccontare) la complessità della condizione femminile largamente intesa ed efficace nel consegnare alla parola scritta una catena di sentimenti e difficoltà che da personale e dei personaggi diventi oggettiva e universale.

Titolo: Come una pietra che rotola
Autore: Maria barbal
Editore: Marcos y Marcos
Dati: 2010, 151 pp., 14,00 €

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